Come già avevamo annunciato ieri, Youtube ha compiuto 5 anni di vita; fondato nel febbraio del 2005 da Chad Hurley, Steva Chan e Jawed Karim,, ex impiegati di PayPal, il gruppo avviò il suo primo servizio il 23 aprile dello stesso anno, mettendo in linea un filmato di Karim, “Me at the zoo”, che rappresentava l'autore di fronte alla gabbia degli elefanti dello zoo di San Diego.
Il video, grazie soprattutto al passaparola, fu visto, nella prima settimana, da circa 5000 persone.
Attualmente YouTube accoglie, ogni giorno, dai 60.000 ai 100.000 filmati divenendo, di fatto, il sito più visitato del mondo dopo Google, MSN e Yahoo!
Wikipedia racconta che, nell'agosto del 2006, Sony acquistò per 65 milioni di dollari il sito concorrente Grouper . L'acquisto, che all'epoca apparve legato ad un prezzo esorbitante, dimostrò rapidamente come, invece, si fosse trattato di un vero affare, anche considerando la minore popolarità di Grouper. Infatti, nell'ottobre dello stesso anno, Google comprò YouTube per 1.65 miliardi di dollari, acquisto che divenne uno dei più eclatanti della storia.
Google ha dato un nuovo impulso al sistema, permettendogli di raggiungere gli livelli attuali di frequenza anche grazie al supporto del suo motore. La crescente popolarità ha comunque determinato numerosi problemi, tra cui quello della violazione di copyright.
Fin dal 2006, YouTube ha avviato una avanzata politica di protezione del materiale difeso da diritti d'autore. Il primo episodio di denuncia riguarda la NBC, che intraprese un'azione legale contro l'azienda per aver pubblicato alcune immagini delle Olimpiadi del 2006 registrate da un suo servizio.
YouTube corse ai ripari cercando di creare diversi ostacoli alla pubblicazione, anche attraverso la limitazione della durata massima dei video portata 10 minuti. Attualmente questa limitazione esiste ancora (10 minuti e 58 secondi) a meno che chi inserisce materiale non dichiari espressamente che si tratta di video personali, non soggetti a copyright, e fornisca, contemporaneamente, dati certi per la sua identificazione.
Curiosamente, l'atteggiamento dei grandi produttori nei confronti di YouTube cambiò verso la fine del 2006. Partendo dal principio che "... se non puoi combattere un nemico, fattelo alleato", la stessa NBC creò proprio un proprio canale ufficiale sul portale distribuendo, in esso, filmati promozionali.
YouTube, dopo una serie di contatti avuti con i maggiori distributori mondiali, siglò, inizialmente con Warner Music e poi con altre aziende, diversi accordi per rendere effettivo il progetto di distribuzione di video musicali attraverso il proprio servizio.
Alla fine dello stesso anno, Universal Music e Sony BMG aderirono a questo accordo, seguiti, via via, da altre compagnie minori.
Nonostante tutto, negli anni denunce di violazione si sono susseguite continuamente. La più importante, probabilmente, riguarda il ricorso fatto dalla Società Giapponese per il Diritti degli Autori che impose, sempre alla fine di quell'anno, la rimozione di molte migliaia di video prodotti o distribuiti in Giappone. Ma l'elenco è senza fine e, in futuro, pare destinato ad aumentare, con richieste di risarcimento stratosferiche (Viacom ha chiesto un indennizzo di più di 1 miliardo di dollari).
Anche in Italia contese di questo tipo non sono mancate. Mediaset ha, ad esempio, richiesto e ottenuto la rimozione, il 17 dicembre del 2009, dei filmati ricavati illecitamente dal programma Grande Fratello, che rappresenta il contenuto Mediaset più visualizzato.
Diverse nazioni hanno bloccato, nel tempo, l'accesso al servizio, per motivi diversi, di tipo politico, religioso, o semplicemente per garantire censura su episodi avvenuti nelle stesse nazioni. Il primo episodio si verificò nel dicembre del 2006, quando l'Iran bloccò l'accesso a YouTube giustificandolo con la necessità di impedire la diffusione di musica e film stranieri ritenuti moralmente devianti.
Tra l'elenco delle nazioni che, di fatto, non consentono l'accesso al portale troviamo la Turchia, la Tunisia, la Thailandia, la Birmania e, com'è noto, la Cina che, ultimamente, è balzata agli onori della cronaca per le forti restrizioni adottate sulla visualizzazione delle violenze dei disordini avvenuti, nel 2008-2009, in Tibet.
L'episodio più curioso e la disputa più controversa che coinvolge YouTube riguarda le speculazioni sui profitti e sui costi della gestione del servizio. Per come è articolato e per l'impegno, in termini di infrastrutture, che questo tipo di portale richiede, numerose ricerche evidenziano costi di almeno 1 milione di dollari al mese. Pare che, alla fine dell'89, la gestione del sito sia costata quasi 700 milioni di dollari, di cui almeno 300 dedicati al pagamento delle infrastrutture di connessione.
Infine una curiosità; chi ha, per certi versi, pagato le spese della popolarità del sistema è stata un'azienda americana, la Universal Tube & Rollform Equipment Corp., che, a causa degli errori di battitura di utenti nel digitare l’URL ha visto il proprio servizio messo fuori uso.
Diversi gruppi, aziende, personaggi famosi e perfino organizzazioni statali hanno ottenuto di poter creare propri canali ufficiali; tra questi ricordiamo quello della Camera dei deputati, il blog di Beppe Grillo (probabilmente il più famoso in lingua italiana) e gruppi editoriali come Euronews, Rai News, Feltrinelli.
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Tra le curiosità, il primo video, appunto "Me at the zoo", di uno dei fondatori, fu inserito alle 20:27 del 23 aprile del 2005.
Il video più visualizzato è stato “Charlie bit my finger – again!”, con quasi 160 milioni di visite, seguito immediatamente dopo dalla proclamazione a presidente di Barack Obama.
Tutte le notizie riportate sono tratte da Wikipedia


















